Visa Cash App RB invia segnali sbagliati

Un nome impronunciabile, un'identità che sta svanendo, un lancio per accontentare pochi “happy little”, il team già soprannominato “Red Bull 2” ha fatto un ingresso notevole nel mondo dei Gran Premi. Ma non in senso positivo.

pubblicato 12/02/2024 à 08:01

Jean-Michel Desnoues

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Visa Cash App RB invia segnali sbagliati

Stefano Domenicali era presente al lancio della Visa Cash App RB a Las Vegas. Un evento che il boss della F1 deve aver trovato “iconico”... / © Red Bull Content Pool

È successo la scorsa settimana a Las Vegas (Nevada). Davanti ad un pubblico di manager, partner e vip, la RB VCARB 01 è stata svelata nel corso di uno show esclusivo, lontano dagli sguardi dei fan e dei media. Un apripista per soddisfare l'ego di chi si è concesso una bottiglia e attende l'ebbrezza. Una nuova avventura che, per il momento, pone più domande che risposte.

Innanzitutto, c'è questo nome, "Visa Cash App RB", che ha le stesse possibilità di diventare popolare quanto il F1 non ne ho abbastanza di viaggiare sulla Luna. Non è tanto che sia assurdo quanto impronunciabile, è che crea un pericoloso precedente perché se il nome dello sponsor è spesso associato a quello della squadra che tifa, non lo ha mai ancora cancellato del tutto.

Fino ad allora, Mercedes-AMG Petronas, ricordavamo solo “Mercedes”, daAston Martin Aramco Cognizant “Aston Martin”, lo stesso per BWT Alpine, Moneygram Haas, ecc., tutto ciò che i geni del marketing Red Bull – che ci aveva abituato al meglio – senza dubbio voleva eludere.

Se la storia dirà se si sono smarriti o meno, possiamo già dire che sullo stesso modello in questa stagione il team Sauber continuerà a chiamarsi Sauber e non Stake F1 Team. Parleremo anche della scuderia di Hinwil (Svizzera) di cui continueremo a parlare Faenza, salvo che nel caso di quest'ultimo il potere evocativo del luogo potrebbe rapidamente svanire.

VCARB 01 visto alla locanda per il lancio dell'auto a Las Vegas, 2024 // Digital Lighthouse / Red Bull Content Pool // SI202402080590 // Utilizzo solo per uso editoriale //

La livrea della nuova VCARB 01 ricorda quella delle ultime Toro Rosso. © Pool di contenuti Red Bull

Cosa resta di Faenza?

Se con la Toro Rosso, poi con l'Alpha Tauri, l'azienda Red Bull ha saputo perpetuare il fascino e l'eredità della Minardi assicurandone il mantenimento in Italia, il raggruppamento della filiale inglese della squadra nel campus della Red Bull Racing fa ben sperare per un calo di influenza del sito italiano. Ora la vera domanda è: cosa vuole veramente fare la Red Bull con VCARB?

Un team indipendente con una propria identità e un proprio know-how o una replica della Red Bull Racing, una “Red Bull 2”? In questo caso, perché non chiamarla semplicemente Racing Bulls, dal nome della nuova società creata? Ciò avrebbe evitato di trasmettere il messaggio sbagliato che l'identità stessa della struttura fosse stata ceduta al miglior offerente.

E che dire del nome se, un giorno, Visa e Cash App decidessero di sospendere la loro sponsorizzazione? L'identità è l'anima di una squadra e mancherà gravemente con VCARB! Se la struttura rivista e visitata dalla buona volontà dei successori di Dietrich Mateschitz all'Hangar 7 di Salisburgo (Austria) vuole essere percepita come qualcosa di diverso da un'estensione aziendale dell'impero Red Bull e un giocattolo di marketing nelle mani dei più offerenti, dovrà dimostrare in pista di non aver dimenticato le sue origini.

Testato in pista...

Certamente, facendo di "Faenza" un "Milton Keynes bis", nonostante le irritazioni e le turbolenze politiche che la fusione con RBR non potrà che provocare, i vertici della Red Bull dimostrano di essere decisi a fare della struttura austro-italiana qualcosa di diverso da una “squadra junior”. Il che è certamente un bene a patto che l'obiettivo non sia solo quello di fare della compianta Faenza un bancomat.

È un attacco alle intenzioni della Red Bull porre questa domanda? La risposta sta solo nelle prestazioni, che diventeranno presto il fattore chiave per l’esistenza di questa squadra “new look”, se non nuova.

Ha una macchina solida, a team tecnico di alto livello con i rinforzi dell'ex direttore tecnico della FIA, Tim Goss, Guillaume Cattelani che lascia la Red Bull Racing per diventare vice direttore tecnico, l'esperto Alan Permane come direttore sportivo, ecc., il tutto guidato da Laurent Mekies con un nuovo e affilato occhio che potrà contare sulla forza d'attacco di Milton Keynes (Regno Unito) per migliorare la struttura e reclutare ancora più profondità.

Sulla carta gli ingredienti per avere successo ci sono tutti e sarebbe un peccato se la somma di tutti questi vantaggi risultasse essere un meno. Da questo punto di vista, un lancio più discreto, meno etichettato come “marketing” e più ancorato “racing” sarebbe stato rassicurante. Non è stato così.

LEGGI ANCHE: Per Daniel Ricciardo la stagione 2024 dovrebbe permettergli di puntare ai piazzamenti nella “top 5”.

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BERNARDO BIANCONI

12/02/2024 alle 05:07

Condivido il punto di vista di Jean-Michel Desnoues sull'argomento ma mi sorprende che non ricordi almeno tre esempi di nomi di sponsor che sostituiscono quello del team: La Lotus F1 & F2 del 1972/73 divenne John Player Special e Texaco Protagonista rispettivamente, con la McLaren F1 del 1974 che prese il nome Texaco-Marlboro. Tutto era chiaramente spiegato nelle cabine di pilotaggio.

Yves-Henri RANDIER

12/02/2024 alle 11:42

VCARB infatti manda segnali sbagliati: VCARB = Red Bull 2, no VCARB = Ridiculous Bulls!!

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